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Corsi disponibili
Le minacce informatiche si fanno sempre più sofisticate anche grazie all'uso dell'AI.
In questo cruscotto potrete visualizzare alcune realizzazioni che abbiamo sviluppato negli anni.
Un'email dal team leader, tono giusto, riferimenti precisi al progetto su cui Chiara sta lavorando, zero errori grammaticali. Chiara — analista junior digitalmente esperta, convinta di saper riconoscere un phishing a colpo d'occhio — clicca il link, inserisce le credenziali su un portale clonato. Solo il giorno dopo si accorge che qualcosa non torna: il mittente non era il collega, ma un dominio quasi identico (una "i" al posto di una "l"). L'email non era scritta da una persona: era stata generata da un'intelligenza artificiale, addestrata su dati raccolti da LinkedIn, dal sito aziendale e da un precedente data breach. Il corso smonta il mito più pericoloso dell'anti-phishing tradizionale — "cerca gli errori grammaticali" — e mostra perché non funziona più contro contenuti generati da AI. Copre typosquatting e domini lookalike, il bypass dei filtri antispam tradizionali, il rischio degli account interni compromessi che diventano vettori di phishing verso i colleghi, e il concetto di "phishing at scale". Tre test di verifica intermedi e linee guida pratiche chiudono il percorso, con il nuovo filtro mentale da adottare: non la grammatica, ma mittente, URL e conferma su canale separato.
Sicurezza nei Cloud Personali: Dropbox / Google Drive Permissions Una domenica pomeriggio, un file di lavoro, un cloud personale: Davide carica su Google Drive una presentazione riservata per lavorarci più comodamente e condividerla con una collega. Per praticità, cambia i permessi da "Limitato" a "Chiunque con il link" convinto che significhi "solo chi ha il link". Non è così: il file diventa pubblico su internet, viene indicizzato da Google e, mesi dopo, scoperto da una giornalista. Nessun hacker, nessun attacco: solo un'impostazione sbagliata e una cartella dimenticata. Il corso spiega la differenza reale tra "Limitato" e "Chiunque con il link", il fenomeno dello Shadow IT, come i motori di ricerca indicizzano i file pubblici (incluso il rischio del "Google Dorking"), e perché per il GDPR un errore vale quanto un attacco intenzionale. Chiude con linee guida pratiche su cloud aziendali, condivisione sicura e cosa fare se ci si accorge di aver sbagliato.
I Rischi dei Chatbot Aziendali (AI): Microsoft Copilot e Data Leakage Federica, project manager, usa Microsoft Copilot per preparare in pochi minuti un riepilogo per una call con un fornitore esterno. Il risultato è perfetto, troppo perfetto: Copilot ha aggregato anche informazioni riservate (costi confidenziali, valutazioni del CFO, strategie negoziali) pescate da e-mail, documenti e chat a cui Federica aveva accesso, ma che non avrebbe mai condiviso consapevolmente. Il documento finisce nella cartella condivisa con il fornitore. Attraverso questo caso scoprirai come funziona realmente Copilot (accede con i tuoi permessi, non ha un suo database separato), perché informazioni "normali" combinate insieme possono diventare esplosive, e cosa significa il rischio di prompt injection. Il corso include due test di verifica intermedi e si chiude con linee guida pratiche per classificare, verificare e condividere in sicurezza gli output generati dall'AI aziendale.
AI Fuori Controllo: i rischi degli strumenti AI esterni Tre colleghi, tre strumenti di intelligenza artificiale, tre incidenti che nessuno vedeva arrivare. Attraverso i casi di Simone (data leakage su ChatGPT), Alessia (un'allucinazione normativa su Claude) e Tommaso (un problema di copyright con Midjourney), scoprirai come l'uso disinvolto di chatbot e generatori di immagini AI possa esporre l'azienda a violazioni GDPR, danni reputazionali e contenziosi legali — senza che nessuno abbia fatto nulla di malizioso. Al termine della pillola saprai riconoscere i principali rischi dell'AI esterna (data leakage, allucinazioni, copyright, Shadow AI) e conoscerai le 5 regole d'oro per usare questi strumenti in modo sicuro e consapevole.